giovedì, 11 dicembre 2008

BeccogialloEditore                                                                                                                                                                                                                        la

la resistenza “a nuvolette”

C’è una narrazione che passa per l’immagine non evocata ma espressa, e che è accolta dalla forma complessa e completa del fumetto. A quest’arte visuale si dedica BeccoGiallo, giovane casa editrice di Padova ( www.beccogiallo.it), impegnata dal 2005 a miscelare con dovizia gli ingredienti di una produzione di seria qualità: documentazione inconfutabile, scrittura notevole, disegno altrettanto mirabile. Con queste risorse, tanti i terreni fertili di storie, tradotti da autori e artisti in potenti novelle grafiche: dalla cronaca nera, con i suoi avvenimenti più sinistri, alla memoria collettiva, con i suoi fatti più impressionanti, passando per le biografie rigorose e le geografie accurate. Il tutto, accudito e poi reso con infinito coraggio. Lo stesso coraggio che caratterizzava la rivista satirica degli anni’30 “Il becco giallo”, che conobbe più volte la violenza della censura, e a cui la casa editrice veneta dedica il nome e la propria quotidiana resistenza. Conosciamo questa significativa realtà con le risposte di Guido Ostanel, co-direttore editoriale insieme a Federico Zaghis.

Avete debuttato attingendo in tutto e per tutto da risorse locali: i primi due titoli, Unabomber e I Delitti di Alleghe,  raccontavano “per nuvolette” il mistero degli ordigni piazzati in ogni dove nel Friuli e nel Veneto, e gli omicidi che turbarono un borgo locale negli anni’30-40', sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale. Anche gli autori chiamati a sceneggiare e disegnare questi due casi erano vostri corregionali. Da cosa fu dettata questa scelta? Dall’intento di lavorare sul territorio mettendo in gioco un patrimonio comune, o dall’ambizione di portar fuori, in un modo altro, cronache e talenti?

Ci è parsa una scelta obbligata, necessaria. Era infatti “necessario” far scrivere e disegnare la storia di Unabomber a qualcuno che rischia ogni giorno, in prima persona, di raccogliere da terra un ordigno nascosto e non a un autore qualsiasi, così come sarebbe stato in futuro “necessario” affidare il libro sulla Mafia e padre Pino Puglisi a due ragazzi di Brancaccio, uno dei quartieri più difficili di Palermo.

A propositi di dimensioni difficili, Cronaca Nera è la collana che più di tutte vi caratterizza. I titoli che proponete richiamano vicende che hanno mosso non poco lo sconcerto collettivo: La banda della Magliana, Il delitto Pasolini, Il mostro di Firenze, per citarne solo alcuni. Raccontare l’inquietudine di certi eventi attraverso l’arte del fumetto cosa aggiunge - oltre alla risorsa dell’immagine - alla restituzione del fatto?

Il linguaggio del fumetto, per come è fatto e per come funziona, è un mezzo che più di altri “costringe” il lettore a farsi attivo, a partecipare in prima persona alla costruzione del senso durante il processo di lettura. Questo, secondo noi, è l'aspetto più importante delle nostre produzioni. Rileggere la morte di Pasolini a fumetti significa prima di tutto accettare di farsi coinvolgere in un mondo altro, rigoroso e affascinante allo stesso tempo, dove al di là della descrizione delle cose e degli eventi c'è spazio per sensazioni e simboli. Ed è qui, sul piano simbolico, che si gioca la vera partita per la memoria, contro i “testi” (canzoni, televisione, agenzie di stampa) che sembrano sempre più costruite per farsi dimenticare il più in fretta possibile.

Passiamo in rassegna le vostre collane: in Cronaca Storica custodite la memoria collettiva. Non la rimembranza comune costruita per stereotipi e mitizzazioni, ma la capacità di ricordare in modo autentico e “dal basso”. Che tipo di lavoro richiede una ricostruzione – narrativa e grafica – di questo tipo?

Significa provare a parlare di Mafia partendo dalla gente comune, non solo dagli eroi. Di provare a parlare del Petrolchimico di Porto Marghera ascoltando i parenti degli operai morti (uccisi), il loro dolore ma sopratutto la loro rabbia e la voglia di far sì che certe nefandezze non accadano più. Significa, insomma, provare a sporcarsi le mani, andare sul posto, fare sopralluoghi, intervistare la gente, oltre a documentarsi nella maniera più classica, con film, archivi, atti processuali. Spesso il nostro lavoro, assieme a quello degli sceneggiatori e disegnatori, sembra più quello di una redazione di un giornale d'inchiesta che quella di una casa editrice classica.

Nella collana Cronaca Estera, invece, affrontate le “insensatezze del mondo moderno”, toccando temi come la globalizzazione e il genocidio. Come selezionate le urgenze planetarie da elaborare? E quali i prossimi temi?

 

Per la Cronaca Estera “dipendiamo” da ciò che le case editrici straniere propongono nei loro mercati di riferimento. Il nostro, dunque, diventa un lavoro di filtro e selezione, che consiste nell'individuare quelle opere che fra le altre si distinguono per il coraggio di guardare alle cose in maniera critica, decisa, sincera. Abbiamo portato in Italia volumi a fumetti sulla globalizzazione, il genocidio ruandese, l'amministrazione Bush. Il prossimo volume è un reportage su una delle zone più calde del pianeta: le ex repubbliche sovietiche, dove è in atto una lotta senza esclusione di colpi fra le potenze mondiali per il controllo delle fonti energetiche non ancora sfruttate. È stato scritto e disegnato da Ted Rall, finalista al Pulitzer. 

Con Quartieri  scavate nel sottofondo dell’urbanità. Che metodo utilizzate? Come avviene la ricerca dei microcosmi cittadini da porre in luce?

Per questa collana ci affidiamo soprattutto alle proposte degli autori. Così è stato per Brancaccio, così per il volume dedicato a Lisbona e alla dittatura portoghese, così per i progetti antologici a cui hanno partecipato più di quaranta giovani talenti provenienti da ogni regione d'Italia. Il principio di fondo rimane lo stesso di sempre: ricostruire fatti, storie, ambienti e luoghi dal basso, in maniera autentica, viscerale. Per questo ogni luogo è potenzialmente “interessante”: non solo Scampia, ma anche il Nordest, i centri commerciali, il precariato sono, per noi, “quartieri”.

Con Biografie, poi, affondate la china nell’esistenza di uomini che, con il loro agire, hanno elaborato dinamiche personali per opporsi al mondo, come Martin Luther King e Fabrizio De Andrè. A chi dedicherete le prossime uscite?

Come si dice in questi casi, top secret. Per ora possiamo solo dire che anche nel 2009 ci sarà un volume BeccoGiallo dedicato a una figura non banale, nel panorama dell'immaginario collettivo. Così è stato con Antonio Negri e Luigi Tenco, oltre a Martin Luther King e Fabrizio De André. Così sarà per le prossime uscite.

Attenderò...L’ultima domanda riguarda la vostra distribuzione. Dal primo giorno di attività, avete voluto fortemente la presenza in libreria, e non nei circuiti tradizionali del fumetto. Che cosa ha significato per voi tenere fede a questa intenzione?

Fin da subito abbiamo pensato che la nostra proposta editoriale potesse parlare anche ai lettori che frequentano la libreria di varia, ai ragazzi delle scuole, alle associazioni, a chi frequenta i centri sociali, oltre agli appassionati di fumetto. I dati di distribuzione e di vendita lo confermano: il lettore BeccoGiallo è un lettore decisamente curioso, attento ai contenuti e impegnato, al di là dei luoghi che frequenta per le sue passioni, per le sue letture. (s.r.) 

postato da: ilpasso alle ore 12:56 | link | commenti | commenti
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